giovedì 27 giugno 2019

LA MIA STAGIONE E' IL BUIO DI CRISTINA CALONI (NO SPOILER)

LA MIA STAGIONE E' IL BUIO
di Cristina Caloni




Trama: La fragile psiche di Julian Tartari, musicista, fuggitivo e assassino immaginario, ci mostra l'inattesa umanità della follia, in una realtà dai contorni incerti. «Vi saluto, sono morto», con questa frase inizia il monologo delle sue confessioni. Julian, scappando prima da Novara, città in cui è nato, e poi da Milano, città in cui ha vissuto, vuole cancellare le tracce del proprio passaggio e dimenticare i demoni che lo inseguono. Entrare nel suo etereo universo, ai tempi in cui frequentava il Margot, era, per i suoi amici, una grazia e una rivelazione. Se tutti interpretano un ruolo nella società, i folli hanno il potere di sedurre, spaventare, ma anche di rassicurare, per contrapposizione, chi vive secondo regole condivise. Chi cerca di battere il tempo rincorre una notte senza fine: «Siamo quelli che danno inizio alle guerre, quelli che ci mettono tutto il loro cuore, siamo i vostri figli disperati, siamo il vostro amore e il vostro inganno. Noi siamo i vostri killer psicotici».

Recensione: posso racchiudere la mia recensione con una frase tratta dal libro: "Se le lapidi sono piantate nell'erba per raccontarci storie, allora questo racconto è un epitaffio sarcastico, un lasciapassare per chi, durante tutta la vita, si è preso troppo sul serio."

Julian è il protagonista di questo libro, a tratti l'ho amato e odiato, altre volte non l'ho capito mentre in altre ancora sembrava un amico di vecchia data con una di quelle intese speciali, particolari.

Questo è un breve romanzo quasi psichedelico, mentre lo leggevo me lo immaginavo come un film e il regista era Tim Burton. Geniale.
Questa volta trovo difficile scrivere una breve trama perché, essendo un libro molto breve (84 pg) rischio di svelare qualcosa che non vorrei, così mi concentro su altri particolari.
Lui partecipa al suo funerale e, come un diario racconta quello che vede, la madre, la ragazza l'amica... e in questo viaggio conosciamo questi personaggi "strani", almeno, io dico così perché anche se per anni ho lavorato a contatto con la gente non mi erano mai capitate persone così (infatti ho scoperto una nuova faccia della natura umana).
Julian è un serial killer ma lui dice che: "Va da sé che diventare seriali è direttamente proporzionale al grado di ossessività compulsiva, di un difetto se ne fa virtù".
Ma la domanda è: come pensa un serial killer, cosa fa e che vita potrà mai avere. Qui abbiamo delle risposte ma la cosa bella è che lui non è un pazzo alla Ted Bundy, uno di quelli che lui uccide perché ha una strategia, perché lui può. No, lui dice:
"Non cerco di giustificarmi: ho sempre ucciso con buoni propositi, liberando giovani anime da corpi decrepiti, fino a quando non sono morto anch'io".
Su questo libro ho preso molti appunti ma quello che mi ha colpito maggiormente è la scrittura. Cristina ha creato un mondo e dei personaggi particolari e li ha descritti in modo impeccabile.
Avete presente quando leggete dei libri di autori che sono sul mercato da anni? Quella scrittura navigata che rasenta la perfezione? Ecco, Cristina ha questo dono particolare.
Anche se questo non è un vero e proprio thriller, con la ricerca di un assassino, niente indagini o altro posso dire che mi ha colpita.
Secondo il mio parere l'autrice ha tutte le potenzialità per scrivere un thriller psicologico perché sa come giocare con la mente dei personaggi.
L'unico appunto che ritengo di fare sono i dialoghi, per esempio al funerale ci sono due personaggi che parlano e in quel caso mi ero persa. Chi dice cosa. Ma è solo un dettaglio che si sistema facilmente.

Voto: 3,5/5
Consigliato: Sì, un libro particolare ma molto bello!